
Sono entrata nella tua stanza, ho cercato le sigarette nel posacere vuoto, mi son seduta sul tuo letto come facevo al mio rientro a casa... ti ho scritto una lettera che penso ti sia arrivata.... ho pianto insieme alla pioggia battente...
Ho avvisato, ho usato parole confuse, ho preparato la cena sabato per una persona speciale e ci siamo parlati con il cuore in mano, come non abbiamo fatto mai in quasi quattro anni... siamo rientrati insieme nella tua stanza...silenzio, sorrisi, parole decise e alla rinfusa, abbracci...
Abbracci anche domenica e lunedì mattina, gesti senza parole, silenzio... una stretta al cuore e poi di colpo una strana sensazione di serenità...Il tuo nome dove mai pensavo di trovarlo... un rispettoso silenzio o solo incredulità e poi penso e parlo di te perché è bello "raccontarti"...
...Ora il braccialetto rotto (che riparerò...), un foulard, le limette, il pupazzo del ristorante cinese, ma soprattutto il tuo sorriso che ritorna alla mente, la tua amicizia che porto nel cuore e le nostre indimenticabili e lunghe chiacchierate davanti ad una tazzina di caffè che portano il gusto di una dolce melodia...
Lo hai detto tu a me, lo dico io a te "Grazie di tutto".

Chiedo scusa alla favola antica,
se non mi piace l’avara formica.
Io sto dalla parte della cicala
Che il più bel canto non vende, regala.
(Gianni Rodari)
Tra la terra e il cielo, sospesa. Nell'attesa di una telefonata che speri non arrivi e il correre in automobile sul GRA. In standby mentre accogli le lacrime di un amico sulla tua spalla e le tue parole di conforto non riescono a venire fuori. Paralizzata mentre ti hanno vestito di verde dinanzi ad una stanza bianca, ascoltando suoni a te sconosciuti. Come in un film, i fotogrammi si alternano, corrono veloci e lenti, mentre a volte la pellicola si ferma. I tuoi pensieri si fanno confusi e non riesci a fermare la loro contorta logica che cerca di farti solo sopravvivere. Il cuore diventa ghiaccio mentre nella notte senti lo squillo di un cellulare e da allora è rimasto così fermo di fronte a quelle parole che non hai compreso. La speranza è che mai nessuno risponda a quella telefonata e rimani nell'attesa. Come in una bolla di sapone. Sospesa.

Sono passati oltre tre anni dalla morte di Enzo Baldoni, ucciso il 26 agosto 2004 dai suoi rapitori del sedicente "Esercito islamico dell' Iraq" e il suo corpo non è stato ancora recuperato. Inghiottito nel
nulla. Tra equivoci e ironie feroci della stampa italiana e la confusa situazione politica italiana. Quel giorno erano da poco passate le 23 quando Al Jazeera comunica di aver ricevuto un video, con le immagini,
poi definite agghiaccianti da Giuseppe Buccino, ambasciatore italiano in Qatar, a Doha, che per primo vide l'esecuzione di Enzo Baldoni, sequestrato il 20 agosto in Iraq. Dopo due anni di silenzio stampa
sull'accaduto, Maurizio Scelli, all'epoca Commissario straordinario della Croce Rossa in Iraq, decide di rilasciare un intervista in esclusiva a IMG Press.
Facciamo un po' di chiarezza sulle ultime ore di Enzo Baldoni: Maurizio Scelli, ci dica cosa documentava questo video...
"Non ho mai visto il video e credo che quel che venne mostrato all'Ambasciatore italiano in Quatar, sia stata solo una foto peraltro diffusa anche da un sito islamico su internet".
Baldoni era iscritto nell'elenco dei volontari della Croce Rossa?
"Baldoni pur avendo svolto corsi da volontario e iscritto come tale tra i volontari del comitato della CRI a Milano, era presente a Baghdad non in tale veste ma, solo come giornalista free lance e inviato della
rivista Diario di Deaglio".
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Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po'
e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò.
Da quando sei partito c'è una grossa novità,
l'anno vecchio è finito ormai
ma qualcosa ancora qui non va.
Si esce poco la sera compreso quando è festa
e c'è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra,
e si sta senza parlare per intere settimane,
e a quelli che hanno niente da dire
del tempo ne rimane.
Ma la televisione ha detto che il nuovo anno
porterà una trasformazione
e tutti quanti stiamo già aspettando
sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno,
ogni Cristo scenderà dalla croce
anche gli uccelli faranno ritorno.
Ci sarà da mangiare e luce tutto l'anno,
anche i muti potranno parlare
mentre i sordi già lo fanno.
E si farà l'amore ognuno come gli va,
anche i preti potranno sposarsi
ma soltanto a una certa età,
e senza grandi disturbi qualcuno sparirà,
saranno forse i troppo furbi
e i cretini di ogni età.
Vedi caro amico cosa ti scrivo e ti dico
e come sono contento
di essere qui in questo momento,
vedi, vedi, vedi, vedi,
vedi caro amico cosa si deve inventare
per poterci ridere sopra,
per continuare a sperare.
E se quest'anno poi passasse in un istante,
vedi amico mio
come diventa importante
che in questo istante ci sia anch'io.
L'anno che sta arrivando tra un anno passerà
io mi sto preparando è questa la novità
(Lucio Dalla - L'anno che verrà)

«Riusciamo a vederci prima di Natale?». Ma sì, cerchiamo di vederci tutti prima di Natale. Sembra che alla gente in questi giorni non interessi altro che incontrarsi prima di Natale. Ma perché? Cosa succede PRIMA di Natale? Non possiamo vederci DOPO?
Io vorrei capire che cosa spinge un bipede trafelato che salta da un negozio all’altro a caccia della cosa meno idiota da regalare alla suocera, a volersi incontrare con un proprio simile altrettanto trafelato che annaspa tra una recita scolastica e un cocktail, una cenetta, un aperitivo di auguri. Non ne avete già abbastanza? Se proprio dobbiamo, non possiamo vederci dopo Natale? Invece non si sente dire altro: cerchiamo di vederci prima di Natale.
Forse ci vorrebbe un antropologo per analizzare a fondo il fenomeno, forse solo uno scienziato potrebbe spiegare questi tipi di comportamento masochista. Nessun animale in natura agisce sapendo di farsi del male, invece noi che dovremmo essere homines sapientes ci inoltriamo in conversazioni stralunate quando non inutili (e sempre banali, ma quello è il meno).
Perché se uno non vi vuole vedere prima di Natale, state certi che vuole sapere che cosa fate durante le vacanze. E infatti la seconda frase più gettonata dell’orgia prenatalizia è: «Cosa fai per le feste?». E che vuoi che faccia: chi non può far di meglio sta in famiglia, chi può va a fare un bel viaggio, qualcun altro andrà in montagna, chi nella casa avita... Ma la verità è che a nessuno importa un fico secco di sapere quello che fai e di certo se uno ti chiede di vederti prima di Natale e tu gli dici: «Bene, io sono liberissimo, vediamoci stasera», quello comincia a balbettare che stasera ha un impegno e che forse anche domani non è messo poi tanto bene. Provateci, vi divertirete.
«Riusciamo a vederci prima di Natale?». Provate a rispondere: «Sì, domani». Avrete il fuggi fuggi intorno a voi. E allora adottate questa formuletta magica e vi libererete da ogni impegno. E comunque tanti auguri e buone feste a tutti. E vediamoci dopo Natale.
(Parole prese in prestito da Caterina Soffici ne Il Giornale)
Tante le cose da raccontare di questo periodo...
... ho messo la P da principiante alla mia macchinina. Eh sì finalmente ho preso la patente, un pericolo in più sulle strade romane
... dopo lunghe ed estenuante selezioni, ho trovato due nuove coinquiline a casa. Novità che ho accettato di buon grado
... il contratto tanto atteso è arrivato. Sono stata assunta nell'agenzia dove lavoro da un anno
... la mia amichetta di sempre si è laureata, è stato un momento di grande gioia per me
Poi nella vita, notizie poco piacevoli...
... una mia cara amica non sta affrontando un momento facile, forse non le sono stata vicino come avrei dovuto e voluto, ma cercherò di recuperare
... un'altra cara persona che mi è accanto ogni giorno ha ricevuto una notizia difficile da mandar giù. A questa persona: "pensiamo positivo. Se guardiamo avanti con il sorriso nonostante tutto, forse le cose le affronteremo meglio"
... qualcuno vola in alto e guarda da lassù le nostre lacrime
... paure nel futuro condivise con un'altra persona, speriamo lascino spazio all'arcobaleno
Molto molto in sintesi è un mese e mezzo di me.

Da una parte, spazi costruiti per un fine specifico (trasporto, transito, commercio, tempo libero e svago) e dall'altra il rapporto che viene a crearsi fra gli individui e quegli stessi spazi.
Al confine con la Germania, ti siedi e osservi il passaggio alla dogana e comprendi quello che Marc Augé definiva "non luoghi". Tocchi con mano il transito da franco svizzero a euro e chi fa buon uso degli scambi. Non capisci invece il motivo della scelta tra persone fermate e controllate e quelle con il via libera senza controlli. O meglio non lo condividi perché è lo sguardo del pregiudizio ad identificare l'ALT o il VIA LIBERA.
Il confine tra quello che noi definiamo i "normali" e i "diversi" ti sembra così stupido e banale quando lo condividi con una famiglia che ha un bimbo di sei anni con difficoltà motorie e neurologiche. Lo sguardo della gente che vedi "dal di dentro" ti porta a sensazioni nuove, mai provate prima.
Questi giorni di viaggio tra Svizzera, Austria e Germania hanno riempito i miei occhi di tanti non luoghi da comprendere e percorrere. Ci sono miriadi di strade ancora da sentire, vedere e toccare con mano...

La forza che difende il cuore dalle ferite
è la stessa che gli impedisce
di dilatarsi alla sua massima grandezza.
(A Treasury of Kahlil Gibran)