
La classica tuta blu, un’andatura lenta e un carrellino con tutti gli “strumenti della creatività”. Eh sì perché “l’idraulico è un mestiere creativo”. E’ così che è iniziata una conversazione, in una mattina di fine ottobre, davanti a due caffè fumanti. Un uomo di mezza età che si racconta: “Ho iniziato a lavorare ad otto anni, ho fatto di tutto. Sono stato sui cantieri, in fabbrica, ho venduto aranciate e ciambelle al cinema, e poi il militare a Potenza”. E poi fiero con la schiena dritta “Faccio l’idraulico da 40 anni. E’ un lavoro creativo, ci metto sempre qualcosa di nuovo ogni volta che riparo qualcosa in una casa. E poi conosco un sacco di persone”. Lo sguardo si rabbuia: “Però sempre con l’ansia di non sapere se arrivare a fine mese”. Indicando mani segnate dal duro lavoro: “Io ho solo queste e il mio cervello, ho contato sempre su questo per andare avanti”. Un linguaggio forbito e colto sorprendono, a quel punto spiega: “Non ho studiato molto, ma leggo i giornali tutte le mattine”. E così arrivano le impressioni sul mondo: “La sinistra, i sindacati ci hanno sempre maltrattato: evasori ci chiamavano e forse ci chiamano tuttora, ma io dico fateci fare il nostro lavoro”. Poi piegato a terra mentre sistema un tubo: “Hai visto quante piccole aziende stanno chiudendo, il sistema è malato dal di dentro. C’è gente che non ha voglia di lavorare e divora dal di dentro la nostra economia. Non so se le cose stanno cambiando, ma almeno sta venendo alla luce che molti dipendenti statali non hanno voglia di lavorare e non lo fanno”. Continua a raccontarsi temendo di annoiare, ma l’ascolto è attento e interessato. Termina il lavoro, ricontrolla tutto con attenzione e dovizia di particolari. E poi la richiesta di una somma onesta e non esosa: “Anche io ho un figlio all’università” spiega. Una forte stretta di mano, un sorriso per il lavoro terminato, un ringraziamento per l’ascolto attento e per il caffè. Poi con la sua andatura lenta e i “ferri del mestiere” riprende la sua strada in direzione di altre case, diverse riparazioni da effettuare, molte storie da raccontare e tanta gente ancora da conoscere.
Primo settembre. È ora di ricominciare. Per quelli che non si accontentano di una dieta o di un abbonamento in palestra, ma vorrebbero ripartire da zero per soddisfare gli stimoli di rinascita dopo le vacanze, c'è qualcuno che può darvi dei consigli. Stanco della propria vita, oppresso da un contesto familiare non in linea con le sue aspirazioni, il 33enne Dave - su di lui non ci sono altre informazioni biografiche - parte quattro anni fa dal Portogallo alla ricerca della casa ideale. Nel suo "lungo viaggio verso casa" attraversa l'Europa, l'Africa e l'Asia e la straordinaria esperienza diventa un diario di viaggio online ricco di immagini, racconti e video. 

"Quando c’è bisogno non solo di intelligenza agile e di spirito versatile, ma di volontà ferma e di persistenza e di resistenza, io mi sono detto a voce alta: tu sei abruzzese!"
Benedetto Croce
Votare scheda bianca. Credo che ognuno di noi entrando in un seggio elettorale, si sia posto almeno una volta la domanda: "Cosa succederebbe se la maggioranza della popolazione votasse scheda bianca?". È questo il paradossale scenario che apre il romanzo "Saggio sulla lucidità" del premio Nobel per la letteratura José Saramago, un libro che ha già fatto molto discutere per la delicatezza dei temi trattati: il senso della democrazia, il valore del voto, la natura del potere politico. In questa situazione, nella capitale di un paese non identificato si innesca un vuoto politico e la risposta della gente è quella dello sviluppo di una solidarietà spontanea e la capacità di reinventare una nuova gestione delle cosa pubblica. Un libro straordinario, che ogni tanto si perde nei dettagli dei discorsi, ma che ha una straordinaria capacità comunicativa. Saramago ancora una volta "dipinge" su carta una straordinaria storia surreale che coivolge il lettore fino a portarlo ad identificarsi e riconoscersi con i personaggi della storia.
ش ْ كرًا
Una stanza fredda, con lunghe finestre. I segni del tempo sui muri coperti di volta in volta con nuovi cartelloni, disegni, quadri. La loro voce decisa e gentile, un timbro forte e armonioso. Tra i banchi piccoli accompagnati da sedie di legno ti sembra di ritornare a 20 anni fa. Cerchi di arrotondare e affinare una scrittura goffa, quasi da prima elementare. E poi "i compagni di classe": ognuno con la sua storia, con la sua motivazione, con il suo bagaglio sulle spalle. E' un mondo affascinante quello arabo, e diventa "quasi fiabesco" tutto quello che entra a contatto con quell'universo di lettere e suoni. Uno studio duro e difficile, ma una grande soddisfazione quando ti fermi ad una bancarella e sentendo un egiziano parlare al telefono comprendi qualche parola. Shukran (la parola scritta in alto) significa Grazie: è un suono che quando lo pronunci ti si riempie la bocca ed è come se sentissi l'odore di quelle terre così lontane, ma che se ti guardi intorno sono in realtà così vicine.

Da chi ricevi, a chi li doni. Si comprende molto dai regali scartati.
Dalla cura con la quale sono stati scelti, l'attenzione.
Dal momento nel quale vengono scartati (magari di fronte ad una macchina incidentata, in una volante della polizia), l'amicizia che va oltre le parole.
Dal modo di strappare la carta, la meraviglia negli occhi di una bimba di quattro anni.
Dall'atmosfera di regali scambiati a catena, il calore di una casa.
Dalla frase "Aprilo a Natale", la ritualità di un gesto che si ripete tutti gli anni.
Dal contenuto del regalo, la voglia di condividere una nuova esperienza (magari lavorativa).
Dalla gioia di una persona che riceve un dono mentre prepara con cura il pranzo di Natale, la sofferenza di un anno difficile, la gioia di averlo superato nonostante tutto.
Auguro a tutti in questo 2009 regali ricchi di significato, pieni di esperienze vissute, carichi di affetto.

Tra meno di un mese è Natale, ho piantato sul davanzale della finestra dei ciclamini. Non che sia un pollice verde, ma è come se da lì quei fiori rosa e viola intenso possano guardare in alto nel cielo blu e tu li possa osservare... Quasi un regalo per chi il Natale l'ha aspettato sempre con un sorriso. Ho cercato il significato di questa pianta molto bella e tra i vari che ho trovato c'è quello di "sincerità, ma anche diffidenza". Credo sia quello che si addica di più a questo momento, alle ultime esperienze di vita e alle cose che mi accomunano con chi porto nel cuore. Con il bastoncino dei ristoranti cinesi toglievamo sempre l'acqua che si depositava nelle fioriere, ridevamo e ci piaceva guardarla mentre scendeva dal beccuccio. Poi avevamo pensato di piantare di fiori, ho scelto queste piante di ciclamini. Ogni tanto li guardo e ti penso, li osservo e... mi manchi.
Manco da tanto sul blog, ma non potevo non lasciare un riflesso, una traccia di una delle più grandi donne che hanno colorato questo mondo. Ho pensato di farlo con questo articolo: